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L’ordito minimo della realtà

Un docufilm che intende sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni in merito a una possibile emergenza sanitaria.

«Fin quando avrò respiro e ne sarò capace, non smetterò di amare la sapienza,
di sferzarvi, di mettere le cose a nudo con chiunque via via incontri sulla strada,
facendo le solite domande…»

La “sapienza” alla quale si riferisce Socrate è probabilmente legata al concetto sfuggevole di “verità”. La verità alla quale fa riferimento il mio lavoro si basa su dati concreti e incontestabili: ogni giorno in Italia mille persone scoprono di avere il cancro. Vuol dire che, nel corso della vita, circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalano di tumore. In media, un uomo ogni 3 e una donna ogni 6 muoiono a causa di patologie oncologiche.

Nel territorio di Ostia non esiste un registro dei tumori, ma i pochi dati disponibili risultano ancora più allarmanti: circa 12mila ricoveri annui, con 3 degenze su 4 per tumori maligni. Secondo la “World Foundation of Urology”, sul mare di Roma si muore “troppo” a causa del cancro: 38% tra gli uomini, 29% tra le donne. Dalle cartelle cliniche dell’ospedale “G.B. Grassi” emerge l’aumento di patologie dell’apparato respiratorio. Uno studio recente del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale rileva, inoltre, come l’incidenza di leucemie infantili sia superiore del 30% rispetto alla media nazionale. Eppure, il fenomeno non viene rilevato dalle autorità politiche e sanitarie locali.

Il concetto di “rischio” sta ad indicare «l’eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili» (dizionario Treccani). Il termine deriva dal greco-bizantino rhizikó, che vuol dire «sorte, destino». Ebbene, oggi un abitante di Ostia – potenzialmente più di qualsiasi altro cittadino di una qualsiasi altra città italiana – viene esposto al “rischio” di ammalarsi di tumore e la sua “sorte” è prevedibile tanto quanto le circostanze che l’hanno provocata. Almeno per coloro che sanno dove indirizzare lo sguardo.

Ostia non è la terra dei fuochi. Non siamo a Taranto o a Brescia. Qui il “mostro” è mimetico e tentacolare, perché attacca da più fronti: l’inquinamento elettromagnetico prodotto da ripetitori telefonici, ponti radio e linee elettriche; le radiazioni ionizzanti emesse dalle nuove scogliere a mare; la presenza massiccia di coperture in eternit che rilasciano micidiali polveri di amianto; l’uso incontrollato di diserbanti, pesticidi e concimi chimici nelle campagne circostanti; la possibile influenza delle ecomafie. Se il “mostro” non si vede è senz’altro più pericoloso, perché risulta più difficile riconoscerlo e combatterlo. Ostia è una bomba ecologica, ma i detonatori sono molteplici e meno esposti al clamore. Allora diventa necessario “guardare” come significativamente invita a fare il Filottete di Sofocle:«Bisogna che, non appena si sia fuori dalla sofferenza, si guardi in faccia ciò che spaventa (…) Se poi la vita è buona, allora si dovrà soprattutto vegliare perchè non si guasti senza che ce ne accorgiamo». Per amore della “sapienza” o della “verità”, innanzitutto. Perché la verità va esercitata. Sempre.

Scritto e diretto da Fausto Trombetta
Riprese di Roberto Caputo e Giorgio Bianchi Cagliesi
Montaggio di Roberto Caputo
Musiche originali di Marco De Annuntiis

Perchè il crowdfunding?

Il docufilm finora è stato realizzato con le risorse economiche  (molto limitate) dell’autore e grazie all’impagabile buona volontà dei suoi collaboratori. Il budget a disposizione si è esaurito e, purtroppo, il lavoro non è stato ancora portato a termine. Per continuare ad essere liberi da condizionamenti di sorta, passiamo dall’autofinanziamento al finanziamento collettivo: ci rivolgiamo, perciò, a tutti coloro che hanno davvero a cuore il “senso” che sta “dentro” al progetto e lo attraversa.

L’obiettivo a breve termine è quello di partecipare al “DIG Award 2016” e al premio “L’anello debole 2016”, per dare massima risonanza e visibilità al delicatissimo problema affrontato.

Le ricompense

Con l’iniziativa di crowdfunding intendiamo stimolare attorno a questo tema la “compassione” (dal latino “cum-passio” = passione insieme), che è sinonimo di profonda partecipazione. Per questo motivo, la ricompensa è la stessa per tutti i sostenitori, a prescindere dalle reali possibilità di ognuno.


Realizzazione del progetto

I fondi verranno utilizzati per ultimare le riprese, implementare la strumentazione tecnica, affrontare le spese di post-produzione (registrazione colonna sonora originale, mixaggio del suono, montaggio video, animazione grafica, sottotitolatura in lingua inglese, ecc…)

 

Comunicato Stampa – Registro Tumori Lazio

L’Associazione Minerva PELTI Onlus, il sodalizio dei genitori di bambini malati di tumore che si battono per la prevenzione e la lotta ai tumori infantili, esprime soddisfazione per l’approvazione della legge regionale istitutiva del Registro Tumori del Lazio.

Si tratta di un atto al quale abbiamo contribuito direttamente come Associazione, sia nella lunga fase di richiesta, anche pressante e su molteplici fronti, nei confronti delle istituzioni preposte, che nel corso della stesura del testo portato in aula dal gruppo del Movimento 5 Stelle. Un atto che ha visto finalmente la convergenza di tutte le forze politiche, cosa che non dovrebbe mai mancare quando si toccano temi come quelli della tutela della Salute Pubblica.

Ora però non si dovrà abbassare la guardia affinché il Registro diventi pienamente operante  in tempi rapidi e sia dotato di tutte le idonee risorse per farlo funzionare in maniera moderna ed efficiente.

Dovrà essere uno strumento che consenta di avere a disposizione di tutti, cittadini ed istituzioni interessate, in tempo reale la situazione della diffusione della “malattia oncologica” nel Lazio, in tutte le sue sfaccettature e con tutti i dettagli necessari per gestirla e combatterla nella maniera più efficace possibile.

Per fornire un esempio diretto di come il Registro possa concretamente aiutare, possiamo citare la nostra battaglia per veder confermata la denuncia da noi formulata circa la presenza di un grave eccesso di leucemie infantili nell’area di Ostia. Ci sono voluti oltre tre anni di interventi ripetuti su ASL ed Enti competenti ed infine un esposto alla Procura della Repubblica con le conseguenti indagini, per dimostrare la fondatezza di un dato da noi rilevato e denunciato, che in presenza di un Registro Tumori, sarebbe stato immediatamente ed inconfutabilmente dimostrato.

Ci auguriamo poi che il nuovo Registro Tumori del Lazio, svolga anche quella funzione di allertamento in presenza di situazioni fuori dalla “norma” senza che queste debbano essere segnalate dalle parti direttamente colpite. E ancora tante opportunità per cercare di contrastare l’avanzata inarrestabile di questa tremenda malattia che oramai non risparmia neanche i bambini.

Ben fatto !

Ass. Minerva P.E.L.T.I. Onlus

La “Carta di Milano”: sotto le parole…nulla

Ora tutto il dibattito su questa Expo rischia di dover ruotare attorno ad un’unica fotografia: da un lato migliaia di persone entusiaste tra gli stand
della grande Esposizione, dall’altra le auto bruciate e la città sfregiata.
Ma non è così. Restano tutte le ragioni della critica ad Expo. Restano le tante persone che al di là dell’adesione alle manifestazioni continuano a pensare che occorre insistere nella critica e continuare ad avanzare proposte alternative su contenuti precisi.
Occorre ripartire dal grande convegno realizzato il 7 febbraio a Milano, costruendo consensi ampi, parlando a tutte e a tutti, perché il tema: “Nutrire
il pianeta..energia per la vita”.. riguarda ognuno di noi e ben poco ha a che fare con quanto realizzato da questa EXPO.
Noi continueremo questo impegno – anche in previsione del grande convegno internazionale che si svolgerà a Milano venerdì 26 e sabato
27 giugno con la seconda edizione di: “Expo nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali” – affinché: diritto all’acqua, diritto al cibo e giustizia
sociale non siano solo degli slogan.
Ripartiamo da qui e dalla critica alla “Carta di Milano” La Carta c’è, è ufficiale. E’ stata presentata coi toni dei grandi eventi istituzionali che cambiano la Storia. Ma non sarà così.
La Carta di Milano scivolerà nella storia senza incidere alcunché, legittimando ancora il modello agroalimentare che ha prodotto insostenibilità, disastri ambientali e le terribili iniquità che vive il nostro mondo e che la stessa Carta denuncia ma ignorando lo strapotere politico
delle multinazionali, che stanno dentro ad Expo e che sottoscrivono la Carta. Il presidente Sala ebbe a dire a suo tempo che in Expo dovevano coniugarsi il diavolo e l’acqua santa: pensiamo intendesse Coca Cola, Monsanto e
l’agricoltura familiare e di villaggio, i Gas, il biologico ecc…
Il risultato è che nella Carta si sentono il linguaggio, le difficoltà, le mediazioni e i contributi di tanti docenti, personalità e realtà associative che
hanno cercato di migliorarla, ma purtroppo il loro onesto sforzo si è tradotto unicamente in un saccheggio del linguaggio dei movimenti dei contadini e di coloro che si battono per la difesa dell’acqua come bene comune e in favore delle energie alternative al petrolio.
La “Carta di Milano”, presentata come l’eredità che EXPO lascia al mondo, è una grande operazione mediatica, che si limita a dichiarazioni generiche
senza andare alle cause e alle responsabilità della situazione attuale. Non una parola sui sussidi che la Commissione Europea regala alle multinazionali europee agroalimentari permettendo loro una concorrenza sleale verso i produttori locali; non una parola sugli accordi commerciali tra l’Europa e l’Africa (gli EPA) che distruggono l’agricoltura africana; né si parla del water e land grabbing; né degli OGM che espropriano dal controllo sui semi i contadini e che condizionano l’agricoltura e l’economia di grandi paesi come il Brasile e l’Argentina; né si accenna alle volontà di privatizzare tutta l’acqua potabile e di monetizzare l’intero patrimonio idrico mondiale, né si fanno i conti con i combustibili fossili e il fraking.
Nella “Carta” si parla di diritto al cibo equo, sano e sostenibile, si accenna persino alla sovranità alimentare, si ricorda che il cibo oggi disponibile
sarebbe sufficiente a sfamare in modo corretto tutta la popolazione mondiale, si sprecano parole nate e vissute nella carne dei movimenti, ma
poi? La responsabilità di tutto questo sarebbe solo dei singoli cittadini: dello spreco familiare (che è invece surplus di produzione) che andrebbeorientato verso i poveri e verso le opere caritatevoli, sta nella loro mancanza di educazione ad una corretta alimentazione, al risparmio di cibo e di acqua, ad una vita sana e sportiva.
Le responsabilità pubbliche e private sono ignorate. Manca la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile come indicato dalla risoluzione dell’ONU del 2010 e mancano gli impegni per impedirne la privatizzazione.

Mancano le misure da intraprendere contro l’iniquità di un mercato e delle sue leggi, che strangolano i contadini del sud ma anche del nord del mondo.
Mancano riferimenti a bloccare gli OGM su cui oggi si gioca concretamente la sovranità alimentare.
Mancano i vincoli altrettanto concreti all’uso dei diserbanti e dei pesticidi che inquinano ormai le acque di tutto il mondo e avvelenano il nostro cibo.
Ne prenda atto Sala da buon cattolico: il diavolo scappa se l’acqua è veramente santa. Ma qui di acqua santa non c’è traccia, mentre i diavoli,
sotto mentite spoglie, affollano la nostra vita quotidiana e i padiglioni di EXPO.

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero
Basso, Vittorio Bellavite, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lupo,
Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari,
Anita Sonego, Guglielmo Spettante, Gianni Tamino, Vincenzo Vasciaveo

MOLISE : Ambiente intossicato dai pesticidi, medici in allarme

“Siamo inquinati da pesticidi tossici”, tuona il presidente dell’Isde Molise Bartolomeo Terzano. Cita in particolare il glifosato, l’erbicida più usato al mondo. “Si può acquistare in tutti i vivai molisani, senza controlli, ma è una sostanza cancerogena come ha attestato l’Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro, lo Iarc, che lo ha inserito nella classificazione ‘2b’, cioè un probabile cancerogeno. Una sostanza che inquina le acque e i terreni e che entrano nel grasso animale e, dunque, ritroviamo sulle nostre tavole nella pasta, nel riso e nella carne. Le istituzioni non si rendono conto che bisogna agire tempestivamente”.

Dopo che gli appelli inviati alle istituzioni sono caduti nel vuoto (“non abbiamo ricevuto risposte né convocazioni ”), ora i medici dell’Isde sono pronti a passare all’azione: pensano ad una manifestazione di protesta per spingere il governo Frattura a varare una legge che tuteli la salute pubblica. “Nell’anno dell’Expo – l’auspicio espresso da Terzano assieme ai colleghi Gennaro Barone, Sergio Zarrilli e Silvana D’Onofrio – la Regione Molise sia la prima a mettere al bando i prodotti a base di glifosato e altri erbicidi simili”. Un appello in tal senso è stato lanciato anche all’Europa.

Fonte: www.primopianomolise.it

Riflessioni dell’Ass. Minerva PELTI in occasione della 12a Giornata Mondiale contro il cancro infantile 2014

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Rabbia, Amore e Ragione contro il Cancro Infantile
Da una parte il grido violento di Daniel, un padre disperato ma lucido, che ha perso il proprio bambino di 4 anni da pochi giorni a causa di un neuroblastoma. Abita nella zona di Recanati dove altri bambini si sono ammalati dello stesso tipo di tumore nel giro di poco più di un anno e altri ne sono morti. Daniel dice: “mi sento arrabbiato e deluso anche contro quei cittadini che non si rendono conto di come le loro abitudini malsane influenzino tanto negativamente l’ambiente nel quale viviamo e non hanno la consapevolezza di avere colpa per la morte dei nostri figli e che resteranno così miopi fino a che non toccherà ai loro di figli augurandomi, senza sensi di colpa, che succeda prima a loro però.
Dall’altra scienziati di fama mondiale dei quali il Lancet, prestigiosa rivista scientifica internazionale, di dicembre 2013 pubblica i lori “nuovi” pensieri su: “. Ripensare la guerra al cancro .di Hanahan D: ”Circa 40 anni fa, è stata introdotta una metafora sul cancro che, essendo un avversario tanto insidioso, era giustificata una dichiarazione di guerra a questa malattia. …nonostante i progressi straordinari nella nostra comprensione della patogenesi della malattia, nella maggior parte dei casi e per la maggior parte delle forme di cancro non è stata vinta questa guerra.
Una seconda metafora era su dei proiettili magici per terapie mirate, basate sulla conoscenza dei meccanismi che avrebbero colpito, con conseguenze devastanti per la malattia .
La realtà, tuttavia, è che le terapie mirate non sono generalmente risolutive e neanche durevolmente efficaci, … Penso che, proprio come nelle guerre moderne, la guerra al cancro abbia bisogno di una nuova visione del campo di battaglia”.
E ancora, sempre su Lancet di Dic 2013, un articolo del Prof. Vineis . e del Prof. Wild dal titolo: “Modelli globali del cancro : cause e prevenzione” gli stessi autori affermano tra l’altro che: “la prevenzione primaria è un modo particolarmente efficace per combattere il cancro, e che tra un terzo e la metà dei tumori potrebbe essere prevenuto, sulla base delle attuali conoscenze dei fattori di rischio . La prevenzione primaria ha inoltre diversi vantaggi: avrebbe benefici anche per le persone diverse da quelle direttamente interessate dal tumore, infatti evitare l’esposizione ad agenti cancerogeni è in grado di prevenire altre malattie … La prevenzione primaria deve quindi essere la priorità e divenire parte integrante del controllo globale del cancro”.
Due mondi estremamente distanti tra loro ma che hanno entrambi compreso, chi sulla propria pelle e chi attraverso la propria esperienza professionale, come sia necessario affrontare la guerra al cancro con un cambiamento radicale della cultura civile e dell’impostazione scientifica.
Daniel invoca una rivoluzione culturale della società civile, a cominciare dai singoli cittadini e lavoratori che non possono e non devono più celarsi dietro al non sapevo, non pensavo, ho fatto solo il mio lavoro, sono anni che faccio così, tanto ormai è tutto inquinato, e così via in un crescendo di luoghi comuni che ci hanno reso tutti complici e hanno avvelenato la nostra vita, ma soprattutto quella dei nostri bambini che avrebbero avuto il diritto di trovare alla loro nascita un ambiente salubre e non intossicato e soggiogato alle sole logiche del massimo profitto.

I Professori della Scienza Medica, che con le loro esternazioni finalmente contro corrente raggiungono il risalto della prestigiosa rivista scientifica Lancet, sconvolgono tutto quello che da decenni ci viene detto da altri scienziati al servizio di chissà chi, sulla battaglia contro il cancro. Decenni costati milioni di vite e chissà quanti miliardi finiti in ricerche troppo spesso finanziate da coloro che avevano tutto l’interesse ad ottenere risultati accondiscendenti per il proprio business.
Come può ancora oggi una parte del mondo medico, alla luce di queste morti assurde di bambini innocenti, affermare ad esempio che: “la nostra regione (le Marche ndr) è perfettamente in linea, quanto a incidenza del neuroblastoma, con la media nazionale“. Allora di cosa preoccuparsi, allora non è necessario fare nulla perché è normale che muoiano 2 bambini all’anno e se ne ammalino altrettanti in un’area che conta un pugno di abitanti !!
E se, anche grazie alla medicina moderna, sono sempre di più i bambini che sopravvivono al cancro, questo non può bastarci perché le conseguenze di questa malattia sono spesso devastanti. Grazie alla fiction di RAI 1 “Braccialetti Rossi” di queste settimane, è possibile entrare in contatto con uno spaccato della realtà che ruota intorno alla malattia oncologica dei ragazzi che, sia pur opportunamente adattato ad una visione televisiva in prima serata, fa arrivare il messaggio anche a coloro preferiscono girarsi da un’altra parte e sperare che la malattia non bussi mai alla porta dei loro cari. …

Solo se continueremo a far crescere la consapevolezza circa la possibilità di arrestare questo stato di cose terrificante, attraverso l’applicazione concreta e incondizionata dei sani principi di tutela dei beni comuni inviolabili come quello della salute pubblica, cominciando dal Principio di Precauzione sancito anche dal Trattato dell’Unione Europea, potremo sperare in una inversione di tendenza.
Ma ancora oggi in Italia se muore un bambino per malattia (ne muoiono oltre 500 ogni anno per tumore), questo è giudicato “perfettamente in linea con la media nazionale” e non merita di essere indagato ulteriormente, fino almeno alla indicazione dei possibili fattori che possono aver contribuito all’insorgenza della malattia, cosa che, se opportunamente tracciata e mappata, porterebbe automaticamente all’applicazione del Principio di Precauzione che almeno farebbe rimuovere le possibili fonti di rischio, almeno fino a che il produttore, il fabbricante, l’impresa o chicchessia, dimostrino l’assenza di pericolo, invertendo così l’onere della prova che oggi è chiesta in maniera sempre più arrogante al danneggiato piuttosto che al danneggiante.
Bambini che siete volati in cielo prematuramente a causa dell’ignoranza e dell’ingordigia degli adulti, aiutateci ad andare avanti nella ricerca della verità e della giustizia.

Tumori infantili: opinioni a confronto

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Scientia est potentia? Si è chiuso il V° Congresso – “Tumori infantili: opinioni a confronto” – dedicato alla memoria dell’oncologo Lorenzo Tomatis, scienziato esperto nello studio delle cause delle malattie, dei rischi di origine ambientale e delle connesse misure di prevenzione. Il Congresso – che si è svolto a Roma, organizzato da Associazione Medici per l’ambiente (sezione italiana dell’ISDE – International Society of Doctors for the Environment – ISDE) e Istituto Superiore di Sanità (ISS) – ha offerto un ricco e a tratti vivace confronto tra le diverse sensibilità della comunità scientifica presenti e tra queste e i rappresentanti delle associazioni di cittadini intervenute. “Quando si parla di prevenzione del cancro – diceva Tomatis – tutti pensano alla cosiddetta diagnosi precoce, ma c’è una prevenzione che si può fare a monte, cercando non di limitare i danni della malattia diagnosticandola al più presto, quanto piuttosto di evitare l’insorgere del cancro, impedendo l’esposizione alle sostanze che lo provocano. Si tratta di una strategia – concludeva – che protegge tutti, il ricco come il povero, ma purtroppo è bistrattata da scienziati, politici e autorità sanitarie”. I DATI E LA RICERCA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE Concluso il Progetto SENTIERI – che ha studiato la mortalità delle popolazioni residenti nei 44 siti italiani di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) mettendo in evidenza un eccesso complessivo di mortalità per tutte le cause di circa 1200 morti per anno – il focus si sposta ora sui bambini. Nel suo intervento Ivano Iavarone – primo ricercatore dell’ISS – ha confermato che in Italia 1 milione di bambini vive a meno di due chilometri dalle aree inquinate. I bambini sono maggiormente esposti e più suscettibili agli effetti dei contaminanti ma – ha aggiunto Iavarone – gli studi sulla loro esposizione all’inquinamento ambientale sono insufficienti e inadeguati. E’ in fase di costituzione un gruppo di lavoro finalizzato a individuare percorsi collaborativi multidisciplinari e multi-istituzionali sullo studio dei tumori infantili nei siti contaminati. Il progetto si chiama SENTIERI KIDS. Corrado Magnani ha presentato una sintesi del rapporto AIRTUM 2012 – di cui è stato coordinatore – contenente dati aggiornati al 2008 derivati dai Registri tumori, strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui nuovi casi di malati di cancro residenti nelle aree regionali o sub-regionali coperte da registrazione. Mostrando i dati di andamento Magnani ha evidenziato un recente rallentamento della frequenza di tumori infantili e dell’adolescente, che erano in aumento fino agli inizi del 2000. L’incremento tuttavia resta statisticamente significativo tra i bambini (0-14) per i tumori cerebrali, i linfomi, e i tumori della tiroide, mentre tra gli adolescenti permane un aumento per i tumori della tiroide tra le femmine. Interessanti sono risultate le modeste differenze di incidenza tra Nord, Centro e Sud Italia. Magnani ha concluso il suo intervento stressando l’importanza di ridurre le esposizioni dei genitori prima del concepimento e delle mamme durante la gravidanza – ad esempio il benzene da traffico veicolare, le radiazioni per diagnosi medica, il fumo di tabacco – promuovendo azioni di prevenzione. I dati considerati devono essere messi in relazione con la copertura dei Registri Tumori che sul territorio nazionale è fortemente disomogenea. A fronte di una copertura del 57% nel Nord Ovest e del 68% nel Nord Est, il Centro e il Sud Italia si fermano al 35%. La copertura media del 47% rende il sistema non esaustivo nell’analisi dello stato di salute della popolazione italiana rispetto ai tumori. Sono 11 milioni i bambini che vivono nelle aree coperte dai Registri tumori ma solo il Piemonte e la Lombardia hanno istituito il Registro dei tumori infantili. Questa incompletezza si riverbera anche sui SIN, molti dei quali ricadono in aree non coperte da registrazione. In estrema sintesi dunque, se da una parte i dati di cui disponiamo sono ricchi di informazioni anche di buona qualità dall’altra ci sono problemi di disomogeneità di copertura che limitano la possibilità di studiare la relazione di causalità tra esposizione a inquinanti ambientali e effetti per la salute sul territorio nazionale. Sebbene oltre ai dati di incidenza ricavabili dai registri tumori si disponga anche di quelli dei registri di mortalità e di ricovero ospedaliero – che hanno copertura nazionale – anche qui persistono analoghi problemi di disomogeneità. Ernesto Burgio – coordinatore del comitato scientifico di ISDE – non ritiene che il trend di crescita di tumori nel corso del XX Secolo sia attribuibile solo alla teoria dell’accumulo di mutazioni stocastiche (casuali) e al miglioramento delle possibilità diagnostiche. L’aumento infatti ha riguardato soggetti di tutte le età, bambini (0-14) inclusi. I dati emersi dallo studio ACCIS dicono di un incremento massimo di tumori infantili. Lo studio è stato realizzato da IARC su un campione di grandi dimensioni (>130.000 casi di tumori di tutte le cause riportati da 63 registri oncologici di 19 paesi europei, con 113.000 casi pediatrici e 18.000 in età adolescenziale) e nel corso di 20 anni di osservazione. Per Burgio questo risultato depone per un’origine transplacentare o transgenerazionale ad agenti pro-cancerogeni. L’ipotesi è confortata anche dall’incremento nel Nord del mondo di patologie infiammatorie e endocrino-metaboliche (quali il diabete tipo 2, l’ obesità, le allergie, le malattie autoimmuni), di malattie neuro-degenerative e del neuro-sviluppo (come l’autismo e il morbo di Alzheimer) per le quali è ipotizzato un ruolo dei meccanismi di sregolazione epigenetica precoce (programmazione fetale). Si tratta, secondo Burgio, di elementi conoscitivi fondamentali per definire strategie di prevenzione primaria che possono essere efficaci per il cancro e per molte altre patologie a eziologia multifattoriale. Di valutazione del rischio in sicurezza alimentare ha trattato Alberto Mantovani – dirigente di ricerca dell’ISS – evidenziando la capacità degli organismi di metabolizzare e/o accumulare contaminanti. L’esposizione combinata a misture di sostanze, il ruolo degli stili di vita, le differenze di suscettibilità legate al sesso, all’età, capacità metaboliche, i consumi alimentari, sono altrettante variabili da considerare, ben oltre i limiti di legge stabiliti per le emissioni e immissioni di inquinanti nell’ambiente di vita e di lavoro. Nelle sue conclusioni Mantovani ha stressato la necessità di tutelare le future generazioni, in particolare da esposizioni a interferenti endocrini. Sul punto è intervenuta anche Patrizia Gentilini, oncologa impegnata nella tutela dell’allattamento al seno attraverso la prevenzione dell’accumulo di diossine presenti nei siti inquinati. Le diossine sono trasferite ai neonati attraverso il latte e durante la gestazione attraverso il cordone ombelicale. La Gentilini – che ha rilanciato la sua proposta per un marchio di qualità per alimenti “Dioxine free” – ha mostrato i dati di contaminazione del latte materno in diverse aree italiane in confronto alla Norvegia. Il latte materno in Norvegia contiene 40pg/Kg, a Milano 80, a Taranto 200 e infine a Brescia (zona Caffaro) 1200. EVIDENZE SCIENTIFICHE E GESTIONE DEL RISCHIO: UN APPROCCIO RIDUZIONISTICO? Raccogliendo la sollecitazione di Valerio Gennaro a guardarsi dal “riduzionismo cancrocentrico” – a suo dire la “sindrome” di epidemiologi e oncologi che tende a far concentrare l’attenzione sui tumori tralasciando di considerare gli effetti dell’inquinamento su altre e ben più diffuse patologie non oncologiche – Benedetto Terracini ha aperto la sua relazione con alcune considerazioni sulla disponibilità e l’uso dei dati. Tumori infantili e evidenze scientifiche. “Possibili fattori di rischio per i tumori infantili – dice Terracini – sono sicuri fattori di rischio per altre malattie dell’infanzia. L’evidenza di un rapporto causa-effetto per malattie non tumorali – continua – è talmente convincente che non sembra sia il caso di aspettare o sollecitare una più forte evidenza scientifica per prendere delle misure di precauzione”. Oltre che alle istituzioni e alle forze sociali, l’appello è rivolto in particolare all’Associazione dei Medici per l’Ambiente affinché “si impegni prioritariamente per impedire l’esposizione degli embrioni e dei bambini a quelle circostante di rischio ambientale che sicuramente causano malattie non neoplastiche. In questo modo si otterrebbe anche il risultato di proteggere i bambini da circostanze di rischio per le quali si ritiene che probabilmente o possibilmente siano causa di malattie tumorali”. Prevenzione primaria vs intervento sanitario. Citando Tomatis, Terracini ribadisce che la prevenzione primaria deve avere precedenza rispetto ad altre forme di intervento sanitario, anche in considerazione del sempre più difficile e accesso alle cure. L’elevato costo delle cure per il cancro, che ha sinora limitato l’accesso nei paesi a basso reddito, si avvia a diventare un problema anche in Europa dove sono più diffusi i sistemi di welfare state. La ricerca epidemiologica, l’interpretazione e la comunicazione dei dati. La ricerca epidemiologica è fondamentale per portare alla luce nuove situazioni di rischio che meritano di essere approfondite, oltre che per documentare quantitativamente i rischi conclamati per dimensionare gli interventi. E’ tuttavia importante e necessario – secondo Terracini – un intervento sui fattori di rischio in generale per ridurre anche i fattori di rischio dei bambini. Il focus si sposta sulle modalità con cui i ricercatori presentano i dati. Terracini apprezza l’”enorme rigore scientifico” della monografia AIRTUM di cui tuttavia critica l’incoerenza, a tratti, tra il dato e la sua interpretazione. Raccomanda la massima attenzione nell’uso delle parole, sia in italiano sia nella traduzione inglese, ricordando che il ricercatore deve sempre chiedersi “Cosa stiamo comunicando e con quale criterio abbiamo interpretato i dati?” In riferimento al tasso d’incidenza del complesso dei tumori nella fascia 0-14anni – che sembra essersi stabilizzato – Terracini rileva come rimanga importante capire la ragione del precedente incremento: perché non c’è stata diminuzione? Perché il dato italiano continua ad essere il più elevato a livello europeo? Terracini ha già affrontato la questione in un recente articolo pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione in cui scrive “Come si sarebbe detto quarant’anni fa, viene privilegiata la rilevanza rispetto alla pertinenza. E’ ora necessaria, anche a beneficio delle nostre autorità di salute pubblica, una lettura delle stime funzionale a qualche forma di inferenza causale e alle implicazioni pratiche a fini preventivi che possono emergere dai nuovi dati.” Sono tre le “domande in cerca di una risposta” proposte da Terracini: 1) I cambiamenti degli andamenti temporali dell’incidenza dei tumori infantili in Italia sono sufficientemente preoccupanti per essere portati all’attenzione delle autorità di sanità pubblica per la considerazione di qualche forma di intervento preventivo? 2) Allo stesso modo per la persistente maggiore incidenza in Italia rispetto ad altri paesi? 3) Ai fini inferenziali, l’apparente –forse reale – inversione di tendenza del tasso di incidenza dei tumori infantili è un fenomeno esclusivamente italiano o si sta verificando anche altrove? Se nella pubblicazione dei loro risultati i ricercatori debbano o non debbano esprimere commenti non è questione nuova – ricorda infine Terracini. Già nel 1993 K. Rothmann – editor di Epidemiology – si chiedeva se possa il ricercatore esporre le proprie considerazioni di politica sanitaria nelle conclusioni di un lavoro scientifico senza considerare i processi decisionali che ci sono dietro. L’attuale strategia editoriale della rivista continua a scoraggiare raccomandazioni di salute pubblica nei rapporti scientifici ma nello stesso tempo non esclude l’opportunità per gli epidemiologi di prendere in considerazione i bisogni informativi dei decision-maker, nella presentazione e discussione dei dati. SCIENTIA EST POTENTIA? L’attenzione sulla necessità di colmare l’assenza di dialogo tra scienza e decisioni politiche è stata richiamata da Fabrizio Bianchi, Dirigente di ricerca al CNR di Pisa, che ha stressato la necessità di creare “contenitori” e circostanze adeguati a sviluppare il confronto tra i diversi soggetti in gioco: cittadini, amministratori, e ricercatori. Per fare fronte alla sfida della complessità della relazione ambiente-salute occorre costruire un sistema integrato di valutazione di impatto preventivo, sorveglianza e intervento. Un sistema capace di effettuare studi osservazionali di disegno avanzato per evidenziare associazioni causa-effetto in ambiti geografici e temporali ristretti, di fare valutazioni preventive di impatto sulla salute, di porre sotto sorveglianza non solo malattie ma anche effetti precoci e esposizioni, il tutto finalizzato ad anticipare gli interventi di prevenzione primaria. Se un sistema valutativo e di sorveglianza di questo tipo fosse stato già attivo – specie in aree ad alto rischio, in siti di bonifica e in zone contaminate – si sarebbero evitate ulteriori dilazioni, in attesa di studi, nell’implementazione di misure di risanamento e si sarebbero evitati nuovi casi di malattie e morti precoci. Nonostante i significativi passi avanti dell’ultimo decennio resta ancora molta strada da fare. Gli indirizzi e le politiche attive dell’Unione Europea vanno nella direzione di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e tuttavia la gran parte delle prescrizioni della Convenzione di Aarhus sull’accesso ai dati ambientali sono regolarmente disattese. Allo stesso modo la disponibilità di dati sanitari è così frammentata e disomogenea da renderli spesso inutilizzabili. Come i cittadini, la stessa comunità scientifica stenta a far tradurre in politiche attive – anche di regolazione industriale – le evidenze scientifiche che provano la nocività di determinate produzioni. Gli scienziati devono essere consapevoli che l’uso delle parole e delle metafore sono elementi importanti nella costruzione della realtà, soprattutto nel fare cultura rispetto ad alcuni temi. Occorre che si creino dei setting – interdisciplinari e partecipati da scienziati e cittadini – ai quali prendano parte anche i policy-maker. E’ in questi contesti che si devono definire le strategie per fronteggiare in maniera proattiva le sfide della modernità per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e della salute. Il raggiungimento del benessere della società è lo scopo primario sia della ricerca scientifica sia delle politiche pubbliche.

suonaFORTE per Minerva

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suonaFORTE per Minerva - CIRCLES.IT

SABATO 19 OTTOBRE ore 17.30

AFFABULAZIONE  Piazza MV Agrippa 7 h OSTIA

Il Drum Circle è la creazione di una orchestra di percussioni estemporanea creata sul luogo e nel momento.
Questa caratteristica rende l’evento accessibile a chiunque di qualsiasi età e genere, non essendo necessarie competenze specifiche per poter tenere il tempo in qualsiasi modo e con qualsiasi cosa.
Suonare il tamburo insieme ad altri è un gran divertimento, e forse la tradizione più antica del genere umano, ma non solo:
Il neurologo statunitense Barry Bittmann (DISCOVER MAGAZINE Vol. 22 No. 8 ,August 2001) ha pubblicato uno studio che dimostra come un certo modo di fare musica stimoli il corpo la produzione di sostanze antitumorali e antivirali:
“Bittman believes that group drumming, signals the brain to lower the production of cortisol, a stress hormone secreted by the adrenal glands. Less cortisol has been associated with a heightened immune response and may help the body fight off infection. I’m not saying I have a cure for cancer, but what I am saying is that we have a very important step in understanding a delightful, enjoyable, and fun way for people to reverse the stress response in a manner that leads us to positive biological changes.”
Per questo motivo ci vogliamo riunire numerosi a Roma, il 19 Ottobre 2013, per suonare tutti insieme,facilitati da Lorenzo Rompato e altri e suoneremo forte, gliele suoneremo al cancro! Avete un tamburo? portatelo!
Non avete un tamburo? portate qualsiasi cosa possa suonare,…anche le pentole della cucina andranno bene.
Suoneremo a sostegno di chi lotta, in memoria di chi non lotta più…
Ingresso + strumento: 10€
il ricavato finanzierà i proggetti di MINERVA Pelti Onlus, che si occupa di prevenzione primaria nella Oncologia infantile.
Affabulazione
Piazza M.V Agrippa 7h , Ostia, Roma
19 Ottobre alle 17.30

 

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Lunedi 7 Ottobre 2013 dalle 17,00 presso la Sala Moffa del Comune di Colleferro  , si terrà la Conferenza Stampa/Incontro

“Inquinamento e Salute dei Bambini”

 

L’A.MA, Associazione Mamme Colleferro, in collaborazione con Minerva Pelti, Associazione Genitori bambini malati di tumore e la Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), invita alla conferenza “Inquinamento e salute dei bambini. Cosa c’è da fare e cosa c’è da sapere”, che si terrà lunedì 7 ottobre 2013 alle ore 17.00, presso la Sala Moffa del Comune di Colleferro, nei pressi di Piazza Italia. Interverrà la Dott.ssa Laura Reali, referente dell’Associazione Culturale Pediatri, che illustrerà l’influenza dei pesticidi e degli interferenti endocrini sulla salute dei nostri bambini. A seguire, insieme ad alcuni pediatri del nostro distretto, la Dott.ssa Rosanna Palazzi e il Dott. Andrea Satta, si affronterà l’importante tema della prevenzione e del necessario biomonitoraggio del latte materno come marker biologico. Le Associazioni Minerva Pelti (Rm) e Mamme di Venafro (Is) ci racconteranno la loro esperienza e le pratiche messe in atto a difesa della salute dei bambini nei territori di provenienza. Confidiamo in un’ampia partecipazione per avere la possibilità di scambiare informazioni sulla prevenzione primaria dell’infanzia in luoghi a significativo impatto ambientale, dove l’aria, l’acqua, la terra risultano essere stati compromessi da un dissennato sviluppo industriale. Per informazioni e contatti: ama.colleferro@libero.it

Per informazioni e contatti: ama.colleferro@libero.it

 

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